La Bava che salva.......

La "bava" che circonda totalmente il corpo molle della chiocciola Helix rappresenta spesso per l'elicicoltura i complessi problemi per la gestione dell'impianto, con la necessità di annuali e complete sostituzioni della vegetazione del substrato dei recinti e con le relative problematiche di accumulo negativo della sostanza sul terreno e sulle foglie del pascolo.

Da altra prospettiva, la "bava" può rappresentare interessante sicurezza di sanità del mollusco e l'impossibilità di attacco di malattie infettive.

Bava di lumaca

La "bava" delle lumache è stata considerata da sempre come un elemento salvifico. Non soltanto perché se ne conoscevano, fin dall'antichità, le proprietà antibiotiche ma anche perché la sua iridescenza e la sua diafana consistenza facevano forse pensare ad un filo di vino, teso per aiutare gli uomini a ritrovare la strada.

Così lo scrittore greco Apollodoro, racconta di come Minosse, in fuga dal labirinto, avesse portato con sé una lumaca ed avesse promesso una forte ricompensa a chi fosse stato in grado di far passare un filo attraverso il suo guscio.

Dedalo vi riuscì utilizzando l'ingegno: attaccò un filo ad una formica e forò il guscio della lumaca per farcela passare. In molte leggende indiane la lumaca conosciuta da molti popoli amerindi come prelibatezza gastronomica aiuta l'eroe a ritrovare la strada filando per lui il sentiero che viene reso iridescente dai raggi della luna.

Per gli Atzechi la lumaca simboleggiava il concepimento, la gravidanza ed il parto. Lo scrittore francese del XVII sec. Cyrano de Bergerac, immaginava una lumaca cosmica che, con la sua bava avrebbe dato origine alla via Lattea.

LA BAVA: EFFETTI NEGATIVI

 

Gli allevatori di chiocciole bene conoscono la questione "bava" in elicicoltura. Ogni giorno infatti si devono scontrare con questo prodotto, secreto dal mollusco e facente parte integrante del ciclo di vita.

La "bava" procura nell'impianto i quotidiani problemi di accumulo di inutilizzazione degli alimenti coperti da questo muco viscido, dalle necessità inderogabili di spostare i molluschi da un recinto all'altro, non lasciando agli stessi mai più di una stagione nello stesso appezzamento.

La "bava" in quantità elevata, per densità territoriali troppo alte, è anche causa di forme parassitarie molto forti che in certi casi portano a gravi perdite. Il fenomeno dello stacco del corpo del mollusco dal guscio e la relativa fuoriuscita del corpo nudo dalla chiocciola è quello più diffuso e più pericoloso.

Le chiocciole senza protezioni muoiono in poche ore. Il fenomeno si sviluppa, come abbiammo detto prevelentemente dove la quantità di bava è alta ed in particolare se nell'allevamento vi è un'umidità eccessiva con muffe e fermentazioni.

Un grande problema la bava eccessiva o accumulata sul terreno lo crea con la riproduzione, che diminuisce molto se i molluschi si trovano su siti vecchi e bavati.

Il rinnovo dei recinti di riproduzione ogni anno risolve questo problema: le chiocciole destinate all'accoppiamento si trovano infatti ogni anno su uno spazio con terreno fresato di fresco e sul quale è stata seminata una vegetazione nuova e senza bava.

 

 

LA BAVA: EFFETTI POSITIVI


Secondo molti studi (effettuati in Giappone in particolare) il muco che ricopre le Helix esercita una forte azione antibatterica.

Tutto ciò comporta che non è facile l'attacco di malattie infettive ad una popolazione di chiocciole, che rimangono così immuni da molte infezioni, tipiche degli allevamenti zootecnici.

La tradizione inoltre ha tramandato che molti medici hanno consigliato la cura della "lumaca viva" estratta dal guscio e deglutita viva per la cura di infiammazioni e addirittura ulcere dello stomaco e dell'apparato digerente.

Con la "bava di Helix" poi si preparano dei prodotti omeopatici, come lo sciroppo di lumaca, utilizzato ormai in larga scala come antinfiammatorio naturale per le affezioni bronchiali.

Risulta che il muco delle chioccole esercita una forte azione antibatterica, evidenziata in laboratorio contro i batteri Bacillus Subtilis, Staphylococcus Aureus, Eschericchia Coli e Pseudomonas Aeruginosa.

Mediante sofisticate tecniche (cromatografia e scambio ionico), i ricercatori hanno potuto isolare il fattore antibatterico dal muco e confrontare la sua attività contro le quattro specie già riferite con quella del solfato di streptomicina, uno degli antibiotici più usati in medicina. Risulta che il potere antibatterico del fattore del muco è simile a quello della streptomicina.

Dall'esame tecnico del fattore antibatterico risulta che si tratta di una glicoproteina di peso molecolare di 160.000 circa, formato da due componenti di PM 70.000 - 80.000 ciascuno. L'azione antibatterica viene eliminata dal calore (75 °C x 5 min) e da enzimi proteolitici e quindi sta nella parte proteica della glicoproteina.

 

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